Il mito del genio creativo
C'è un'idea romantica molto diffusa sulla creatività: che sia un dono misterioso, riservato a pochi eletti — artisti, musicisti, scrittori, inventori. Che le grandi idee arrivino come lampi improvvisi, senza preavviso, a persone speciali.
Questa idea è sbagliata. O meglio, è una versione distorta di una realtà più complessa.
La ricerca psicologica degli ultimi decenni ha dimostrato che la creatività non è un talento innato e misterioso. È un processo mentale comprensibile, composto da fasi identificabili, che può essere sviluppato attraverso la pratica e le giuste condizioni.
Cos'è davvero la creatività?
La definizione più accettata in psicologia cognitiva è che la creatività è la capacità di generare idee o soluzioni che siano sia originali che utili (o appropriate al contesto). Non basta essere originali — le idee devono anche funzionare. Non basta essere utili — le idee devono avere un elemento di novità.
Questa definizione ha due implicazioni importanti:
1. La creatività non è limitata all'arte. Un imprenditore che trova una soluzione innovativa a un problema di business è creativo. Un insegnante che trova un modo nuovo di spiegare un concetto difficile è creativo. Un genitore che trova un modo originale di risolvere un conflitto con il figlio è creativo.
2. La creatività è contestuale. Un'idea può essere creativa in un contesto e ovvia in un altro. La creatività non è una proprietà assoluta dell'idea, ma una relazione tra l'idea e il contesto in cui viene generata.
Le 4 fasi del processo creativo
Il modello classico del processo creativo, proposto dallo psicologo Graham Wallas nel 1926 e ancora ampiamente usato, identifica quattro fasi: